Utilizzi ancora la Trielina? una disgrazia del passato di cui è meglio sbarazzarti per sempre il prima possibile.

By | 24 febbraio 2018

Molti la credevano scomparsa! Invece … non è così.

Per chi come me, gira le fabbriche, sa benissimo che la Trielina è ancora ben insidiata in diverse procedure legate alla pulizia dei pezzi meccanici e delle plastiche, ma anche:

1. pulitura fibre tessuti – lavanderie a secco
2 per sgrassare e pulire pezzi di metallo da smaltare o nichelare
3 per estrarre e purificare olii vegetali (di semi, d’arachide, etc.) e animali (pulizia pelli, etc.)
4 per fabbricare “collanti” da calzaturifici
5 come solvente di colori, resine, etc.

Dell’Amianto, protagonista assoluto dei tetti costruiti degli “anni ’80”, ce ne siamo sbarazzati grazie a dio, ma di lei ancora no.

 

E sembra incredibile.

La “cara” trielina è una “vecchia” conoscenza, perchè la usavano le nostre nonne, ma non è sicuramente da prendere sotto gamba in quanto è una delle sostanze più tossiche mai inventate dall’uomo.

Generalmente viene assorbito attraverso via respiratoria, o cutanea. Solo accidentalmente è assorbito per ingestione, generalmente perché viene scambiato per acqua, o per altri liquidi.

Abbastanza emblematici i fatti di cronaca al riguardo:

Beve trielina, scambiandola per acqua Muore anziana di 82 anni

Apre una bottiglia d’acqua e beve trielina

Scambia la trielina per acqua e la beve, è grave

 

Se inalata, non fa certo meno danni:

Dal tossico inalato:

a) 20% espirato immodificato

b) il resto si deposita nei tessuti (adiposo nervoso, epatico, renale e surrenale), e metabolizzato lentamente. Metaboliti – acido monocloroacetico cloralio idrato – tricloroetanolo – ac. tricloracetico Il tricloroetanolo viene escreto, in piccola parte immodificato, con le urine, in maggior parte come tricloroetil-glucuronide. Tricloroetanolo e acido tricloroacetico – sono i principali metaboliti presenti nel sangue e nelle urine degli intossicati da tricloroetilene. Si dosano nelle urine con la reazione Fugiwara alla piridina.

 

SINTOMATOLOGIA
Nell’intossicazione acuta osserviamo:

1) SISTEMA NERVOSO:
– eccitazione iniziale (euforia, agitazione psicomotoria, tremori, etc.)
– cefalea, poi
– sonnolenza
– coma con miosi pupillare (diagnosi differenziale con il solfocarbonismo)
2) SISTEMA CARDIOVASCOLARE:
– ipotensione
– cute pallida e fredda
– extrasistoli
– fibrillazione ventricolare
– morte
3) APP. GASTROINTESTINALE:
nausea, vomito, diarrea (da ingestione) sofferenza epato-cellulare.

4) ALTRI
– irritazione congiuntivite, bruciore agli occhi
– tosse (irritazione bronchiale)
– dispnea ed edema polmonare
– alterazioni renali (albuminuria,etc.)
Nell’intossicazione cronica prevalgono i sintomi a carico del sistema nervoso:
– cefalea, astenia, sonnolenza, euforia alternata con depressione, turbe della memoria, vertigini, etc.
Compaiono anche
– tachicardia, extrasistoli
– dermografismo rosso
– disturbi neuro-vegetativi
– neuriti (n. ottico e n. trigemino)
– paralisi e paresi – modificazioni EEG
Per la diagnosi i sintomi più sicuri sono:
1) lesioni cutanee (dermatite da contatto) alle mani
2) irritazione delle congiuntive
3) irritazione delle mucose delle prime vie aeree.

 

 

OK, LA TRIELINA FA MALE, SIAMO TUTTI D’ACCORDO… MA COSA DICE LA LEGGE?

 

Il testo del REACH specifica che“un produttore, importatore o utilizzatore a valle, non può immettere una sostanza sul mercato dopo
la data di scadenza per un utilizzo o per il proprio utilizzo, qualora tale sostanza sia inclusa nell’Allegato XIV, a meno che l’utilizzo di tale
sostanza sia stato autorizzato, o la data di scadenza non sia stata raggiunta.”

 

La data di scadenza per la trielina era il 21 aprile 2016.

 

I produttori di trielina, consapevoli della pericolosità del prodotto, hanno richiesto l’autorizzazione per l’utilizzo nel lavaggio delle superfici
solo con impianti ermetici, per cui gli utilizzatori, se vogliono continuare a usarla, devono verificare la conformità dei loro impianti,
perché solo un circuito completamente chiuso può garantire un uso sicuro, in quanto questa tecnologia rappresenta la BAT (Best Available
Technology), cioè la tecnologia più avanzata, che quindi può essere considerata sostenibile.

In Italia ci sono ancora purtroppo impiantisti che da anni propongono (per ignoranza, ma più spesso in malafede) impianti a trielina aperti o carenati, che non sono in grado (se non, forse, nei primi giorni di esercizio) di rispettare le norme e le “promesse” tecnico-commerciali fatte all’acquirente.

Anche prima dell’entrata in vigore del REACH, le norme sulla sicurezza imponevano bassissime concentrazioni nell’ambiente di lavoro (ricordiamo che il TLV/TWA è 10 ppm, mentre il TLV/STEEL è 25 ppp), per cui per evitare di esporre i lavoratori alle esalazioni tossiche, gli impiantisti realizzavano sistemi di aspirazione dimensionati per inviare il solvente in atmosfera. Peccato che Il limite al camino per la trielina sia di 10 g/h (oppure 2 mg/m3 se si supera il valore del flusso di massa): un valore che nessuna macchina aperta è in grado di rispettare!

Sono ancora tante anche le applicazioni “manuali” per manutenzione generale e pulizia di macchine utensili o pezzi meccanici.

Ma quali responsabilità ha l’utilizzatore?

Ciò che forse sfugge alle aziende che comprano impianti a trielina e nPB, è che l’acquirente, in quanto datore di lavoro, è responsabile penalmente, mentre chi vende l’impianto è vincolato solo al rispetto dei termini contrattuali, che quasi sempre escludono il preciso riferimento a limiti di emissione nell’ambiente di lavoro e al camino, né tanto meno ai problemi di salute dei lavoratori. Le ammende possono variare da 40.000 a 150.000 €.

 

Le alternative esistono e come sempre sono a disposizione per valutarle.

TEL. 335347823

saracenozep@libero.it

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